Profetiche furono le parole pronunciate dallo stesso Pasolini in un suo celebre articolo sul Corriere della Sera del 14 novembre 1974 “Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe …“
Simona Zecchi: “Da queste parole ho intuito che egli avesse prove importanti riguardo i mandanti delle stragi che hanno caratterizzato gli anni settanta e che avesse definitivamente capito la consistenza di tali prove poco prima di morire“

Ha moderato l incontro Luca Baldelli
GUBBIO – Alcuni giorni fa presso il Refettorio della Biblioteca Sperelliana, il Partito Comunista di Gubbio ha organizzato un interessantissimo evento culturale: la presentazione del libro “Pasolini, massacro di un poeta” scritto da Simona Zecchi, giornalista specializzata, potremmo dire, da anni in giornalismo d’inchiesta.
Da sei anni la Zecchi si occupa della misteriosa morte di Pasolini (famosa la sua indagine pubblicata su “I quaderni de l’Ora” insieme alla collega Martina di Matteo) e ha letteralmente ripercorso la storia processuale di tale delitto contestualizzandola nella situazione politica e sociale italiana degli anni settanta, caratterizzata dalla guerra fredda.
Ha introdotto e moderato il dibattito l’ex Consigliere provinciale Luca Baldelli. “Ringrazio la sezione eugubina del Partito Comunista – ha esordito Baldelli – che ha messo in piedi questo appuntamento culturale poiché ritengo che, se vogliamo ridare nobiltà alla politica è arrivato il momento che i partiti tornino a fare i partiti. In modo particolare essi devono tornare ad essere veicoli di approfondimento culturale.
E’ in questo contesto che abbiamo scelto di dedicare tale spazio ad una delle vicende che hanno segnato di più la storia recente del nostro paese, andando però a cercare una voce, quella di Simona Zecchi appartenente a quella specie in via d’estinzione che è il giornalismo d’inchiesta. Questo libro è dirompente perché tratta i lati oscuri del delitto Pasolini deformando la realtà così come la conoscevamo finora.
L’opera della Zecchi infatti contesta la vulgata del delitto passionale data l’omosessualità del poeta. Pasolini era scomodo perché autore coraggioso che ha sempre respinto il conformismo e le verità ufficiali. Era uomo di sinistra ma fu espulso dal partito proprio per la sua personalità. Raccoglieva il meglio dell’identità cristiana e della cultura comunista.
Non a caso – ha concluso la sua introduzione Baldelli passando la parola a Simona Zecchi – fu uno dei pochi ad intuire la crisi del neo capitalismo con conseguente consumismo distruttivo che avrebbe portato al disfacimento della classe operaia”.

La locandina di presentazione alla Sperelliana
Pasolini uomo libero
Per capire meglio la tesi che ha segnato il libro della Zecchi dobbiamo sapere che Pasolini era un uomo libero, anticonformista e per nulla intimorito nell’esprimere le proprie opinioni attraverso la sua attività politica e le sue opere letterarie e giornalistiche.
Per questa ragione era mal digerito dall’apparato sociale e politico del Paese che lo riteneva un personaggio pericoloso, dato il conformismo del tempo.
Inoltre siamo nel cuore degli anni di piombo, delle bombe, della strategia della tensione che egli ha sempre osteggiato. Fu ucciso il 2 novembre 1975 all‘idroscalo di Ostia e la narrazione ufficiale, che peraltro è arrivata fino ai giorni nostri, fu quella di un delitto passionale per il quale fu condannato il compagno di vita di Pasolini Giuseppe Pelosi.
Le prove documentali trovate dalla Zecchi portano però in tutt’altra direzione. Profetiche furono le parole pronunciate dallo stesso Pasolini in un suo celebre articolo sul Corriere della Sera del 14 novembre 1974 “Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe …”.

Luca Baldelli e Simona Zecchi
“Da queste parole – ha esordito la Zecchi – ho intuito che egli avesse prove importanti riguardo i mandanti delle stragi che hanno caratterizzato gli anni settanta e che avesse definitivamente capito la consistenza di tali prove poco prima di morire. Inoltre egli aveva perfettamente compreso che questo sistema di potere poteva contare su una informazione totalmente corrotta che avrebbe coperto qualsiasi verità scomoda.
Emblematica la fotografia che ritrae Pasolini insieme ad Aldo Moro. Ebbene, non è un caso che gli unici due statisti che inviarono alla famiglia Pasolini messaggi di cordoglio furono Enrico Berlinguer e proprio Moro“.
Infine l’autrice ha svelato il perché di un titolo così forte, e mai come in questa occasione spiegazione fu più esauriente “Perché ho definito quello fatto a Pasolini un massacro? Le ragioni sono essenzialmente due: la prima è che sul luogo del delitto furono rinvenute tracce di più di tredici persone. Questo conferma ancora una volta che molti lo volevano morto e volevano proprio essere sicuri che non uscisse vivo dall’idroscalo.
In secondo luogo su di lui è stato compiuto un massacro poiché la sua figura è stata distrutta e offesa anche dopo la morte cercando di cancellare la sua eredità culturale“.
Di Giovanni Alessi – Fotografie Cronaca Eugubina