Il titolare della storica azienda eugubina Giuseppe Acacia: “Continueremo con la produzione in quanto crediamo resterà un mercato sempre aperto dato che la mascherina potrebbe divenire un oggetto di uso comune per la tutela della propria salute in un contesto ormai multietnico“

Le mascherine prodotte dall’azienda del signor Acacia
GUBBIO – Nel giorno di Ferragosto 2020, Cronaca Eugubina continua l’approfondimento sull’economia e il lavoro locali, raccontando la storia di un’azienda di Gubbio che nel periodo del lockdown ha deciso di convertire parte della propria produzione iniziando a produrre mascherine.
A questo proposito lo storico titolare e fondatore, Giuseppe Acacia, afferma: “L’idea di convertire parte della produzione deriva anche dalla consapevolezza circa le nostre capacità produttive, il possesso di una struttura coperta con ampi spazi e dalla presenza di 15 dipendenti con capacità variegate, in aggiunta il mercato richiedeva quel tipo di prodotto che era difficoltoso da reperire”.
Ma andiamo per ordine. Signor Acacia, com’è nata la vostra azienda?
Giuseppe Acacia: “L’azienda è stata fondata da me negli anni 70, appena finito il servizio militare, con il nome di ‘Medioevo’. Nata sulla base di esperienze precedenti dato che fin dall’età di 12 anni producevo oggetti medievali nel sottoscale di casa. Successivamente, seguendo la mia passione legata alle armi, al medioevo e alla lavorazione di legno e ferro e grazie anche alle mia volontà e abilità nelle arti manuali.
Queste attitudini mi hanno portato ad iniziare una produzione di oggetti medievali, in principio con delle balestre, che negli anni ’70 erano molto gradite e apprezzate dai turisti e dai negozi di souvenir del centro storico eugubino che le rivendevano; facilitati anche dal fatto che l’offerta del souvenir in quel periodo era solo la ceramica di Gubbio o di Deruta.
Da lì siamo arrivati al 2010 ad un’azienda ampliata con 36 collaboratori e 2500 metri quadrati di capannoni per la produzione, poi con la crisi che ha seguito quegli anni, la produzione ha rallentato e siamo rimasti in 15 addetti, diversificando l’attività da quella tipicamente artigianale a una parte commerciale ma sempre nel rispetto del tema storico/medievale.
Negli anni sono subentrati i miei figli in azienda e hanno portato nuove idee come la produzione e commercializzazione di oggetti e gadget legati alla produzione cinematografica di film e serie tv come: Il Trono di spade, Harry Potter, Il Signore degli anelli, Lo Hobbit, Assassin’s creed, e tanti altri, sviluppando un interessante business commerciale di tali prodotti.
Siamo rimasti unici nel nostro settore di produzione quale armi, armature, cinture di castità e altri prodotti affini con clienti in tutta Italia e anche all’estero, agevolati nell’espansione estera grazie anche alla produzione in esclusiva dei gadget de ‘Il signore degli anelli’ di cui siamo stati licenziatari esclusivi per 4 anni.
Lavoriamo inoltre per cinema, teatro, rievocazioni e manifestazioni storico medievali. Ultimamente abbiamo convertito una parte della produzione nella realizzazione di dispositivi di protezione individuale, quali mascherine”.

Giuseppe Acacia
Come è nata e si è sviluppata l’idea di produrre le mascherine?
Giuseppe Acacia: “Durante l’emergenza sanitaria derivante dalla pandemia eravamo bloccati in termini produttivi e commerciali, così ci è venuta l’idea di reinventarci e dopo un’attenta ricerca di macchinari, tecnica, tessuti e componenti siamo giunti ad un prototipo di mascherina che è stato largamente apprezzato e che stiamo producendo a migliaia di pezzi.
Vengono prodotte con tessuti certificati di varie fantasie e vendute in diverse tipologie di esercizi commerciali tra i quali anche le farmacie. Siamo stati tra i primi a proteggere le mascherine imbustandole singolarmente, quando nel mercato venivano vendute sfuse.
Tutte le nostre mascherine vengono contraddistinte da una piccola bandierina italiana; su richiesta possiamo stampare loghi o marchi per renderle personalizzate. Di recente lo abbiamo fatto su licenza per il trend ADALET di Fabrizio Corona.
L’idea di convertire parte della produzione deriva anche dalla consapevolezza circa le nostre capacità produttive, il possesso di una struttura coperta con ampi spazi e dalla presenza di 15 dipendenti con capacità variegate, in aggiunta il mercato richiedeva quel tipo di prodotto che era difficoltoso da reperire.
A livello commerciale siamo stati facilitati nella vendita delle mascherine perché abbiamo un pacchetto di circa 1000 clienti ovvero del nostro settore, così li abbiamo informati ed anche tramite agenti presenti in Italia siamo entrati nel mercato italiano nel quale vendiamo molto bene, soprattutto in quello Umbro logisticamente più accessibile.
Continueremo con la produzione in quanto crediamo resterà un mercato sempre aperto dato che la mascherina potrebbe divenire un oggetto di uso comune per la tutela della propria salute in un contesto ormai multietnico“.
Eliana Bucchi e Francesco Caparrucci – Fotografie Cronaca Eugubina