Giovanni Colaiacovo, giovanissimo studente di economia, tiene le redini della Cantina ed è il custode di un nuovo patrimonio, di una filosofia aziendale rivolta alla massima qualità e all’eccellenza. 

Isabella Ceccarelli e Giovanni Colaiacovo durante l’intervista

Gli abbinamenti: il Metodo Classico lo possiamo stappare mangiando un salume o un formaggio al tartufo. La delicatezza del Monteleto possiamo regalarla ad una preparazione dalla delicata sfumatura sia con il bianco che con il nero.
Il Cordaro gustarlo con un abbinamento che ricorda un poco il Piemonte: il tartufo bianco, sia su una semplice tagliatella che con un succulento filetto.

GUBBIO – La Cantina Semonte è sempre pronta a regalarci tante emozioni, sia in vigna, che sotto il Campanone del Palazzo dei Consoli.

Finalmente tornati in fiera, i suoi vini che raccontano quel senso d’appartenenza alla terra attraverso la vigna, sono in grado di parlarci delle identità delle persone e dei luoghi, della campagna, e di tutta una piccola comunità, che era quella di Semonte, proiettata verso l’immediata città; mentre la Cantina è proiettata verso il futuro enologico di rilievo nazionale.

Giovanni Colaiacovo, giovanissimo, tiene le redini della Cantina e diviene il custode di un nuovo patrimonio, di una filosofia aziendale rivolta alla massima qualità e all’eccellenza, qui a Gubbio dove il vino era fino ad una manciata di decenni fa, di forte importanza.

Cantina Semonte

Sono questi i canoni indiscussi dai quali è nata la Cantina Semonte, dove niente è lasciato al caso e grazie alla Famiglia Colaiacovo, con i fratelli Carmela e Ubaldo, il vitigno Dolcetto diviene il nuovo baluardo di Gubbio, quasi sembra un’appendice piemontese.

Giovanni ci racconta della storia che ha vissuto di persona: dagli impianti delle diverse vigne, fino alla sua curiosità diventata una vera e propria passione per il vino.

Questo si chiama carattere che porta ad avere in testa una meta ben chiara e il lavoro costante per raggiungerla. La determinazione e l’umiltà sono una via maestra, una via che insegna di sicuro, mentre ci regala vini di timbro indiscutibile.

Il Metodo Classico Battista, ha la personalità di una donna di polso: Chardonnay e Pinot Nero provengono da due vigne diverse con altitudini diverse che imprimono nelle uve individualità e quelle note specifiche di raffinata eleganza; il Monteleto è il vino bianco, prodotto con sole uve Chardonnay, mentre il Cordaro è il rosso prodotto con il vitigno Dolcetto, sono i vini che possiamo abbinare al Tartufo, ai piatti al tartufo, e alle preparazioni in cui il tartufo va ad ingentilire e caratterizzare la ricetta, che sia tipica oppure rivisitata.

La cioccolata di Pietralunga

Riescono ad accompagnare con eleganza il re della tavola, senza andare a sovrapporsi al suo aroma, rendendolo principe della tavola. Ecco allora che il Metodo Classico lo possiamo stappare mangiando un salume o un formaggio al tartufo.

Mentre la delicatezza del Monteleto possiamo regalarla ad una preparazione dalla delicata sfumatura sia con il bianco che con il nero, lasciare infine il Cordaro per gustarlo con un abbinamento che ricorda un poco il Piemonte: con il tartufo bianco, sia su una semplice tagliatella che con un succulento filetto.

Presso lo stand di Cantina Semonte alla Mostra del Tartufo 2021 in Piazza Quaranta Martiri, è possibile trovare anche due eccellenze del territorio eugubino gualdese: vale a dire la Birra Flea e la cioccolata di Pietralunga.

Ritroviamo così piano piano il legame con la storia delle nostre radici, i legami familiari che sono anche quelli delle ricette di casa, da accompagnare sempre ad un buon bicchiere di vino.

Isabella CeccarelliFotografie Cronaca Eugubina