Inizialmente lavorava nell’amministrazione come dipendente della società agraria Vannucci, fino a decidere di gestire da sola una parte della proprietà. Oggi cura la vigna e studia per ritrovare qualche ceppo di Nebbiolo. 

Valentina Pompei

Vado personalmente a potare e legare le viti, insieme ad Oxana; dopo tutto, questo è un modo di parlare di vino al femminile e soprattutto di sentirlo veramente mio… Il vitigno puoi solo amarlo, forse perché ti mette sempre difronte a nuove sfide … dopo ogni vendemmia, si riparte ogni volta da zero, il vino è sempre una cosa nuova”.

GUBBIO – Un’avventura eroica in tutti i sensi, questa che Valentina Pompei ha intrapreso dal 2017 con l’affitto dei 6 ettari di vigneto di Castel d’Alfiolo.

Inizialmente lavorava nell’amministrazione come dipendente della società agraria Vannucci, fino a decidere di gestire da sola una parte della proprietà. Ma la vigna l’appassiona sempre più, man mano che entra in contatto con la terra, tra i cambiamenti delle stagioni, man mano che amplia le sue conoscenze e approfondisce le capacità tecniche.

Tutto il contesto, incide fortemente nella qualità della vita e nelle scelte del lavoro. Il castello attuale è nato come Abbazia dedicata a Santa Maria intorno all’anno 1000, in seguito nel 1447 divenne la residenza estiva del vescovo di Gubbio; costruito su uno sperone della collina nella località denominata Alphiolo, da cui si percepisce in lontananza la città.

Vado personalmente a potare e legare le viti, insieme ad Oxana; dopo tutto, questo è un modo di parlare di vino al femminile e soprattutto di sentirlo veramente mio. Naturalmente partecipo alla raccolta delle uve e alle diverse pratiche di cantina. Il lavoro è veramente tanto, come sono molte le cose da imparare, per questo mi avvalgo di tecnici veramente preparati”.

Valentina Pompei su Cronaca Eugubina

L’impianto attuale della vigna risale al 1965, con successivi ampliamenti avvenuti nel 1970 e 1975, fino ad un ultimo impianto nel 2009.

Sfortunatamente sfuggono le varietà messe a dimora, ma la storia ci insegna che già dalla seconda metà dell’800 nel comune erano piantati molti vitigni di origine piemontese, adatti al clima e a migliorare la qualità del vino; e rinomato da sempre è il nebbiolo di Castel D’Alfiolo.

Valentina però chiarisce il fatto che dal prossimo anno inizieranno studi e ricerche approfondite sulla genetica dei vigneti, per riuscire finalmente ad avere chiarezza e magari, ritrovare qualche ceppo di Nebbiolo, in modo particolare sarebbe interessante ritrovarli tra quelli più vecchi, nella parte alta della collina dove è il primo impianto, dove la vigna ha le caratteristiche miste tra uve nere e bianche di diverse qualità, proprio come dettava la viticultura dell’epoca.

C’è tanto da imparare con le mani e i piedi per terra, tra i filari, è questa la parte più importante, quella che ha legato Valentina, la prima scintilla di passione non è stato il vino, ma tra la vigna, nella fatica, al freddo, o sotto il sole dove il tempo non sembra mai rubato e ogni volta è ricominciare da capo, in un lavoro che non è mai ripetitivo, che regala vita e linfa sempre nuove.

Nel 2021 dieci quintali di vino imbottigliato

Guardiamo il vigneto che sale sulla collina, “Puoi solo amarlo, forse perché ti mette sempre difronte a nuove sfide, ti strega proprio, entra nel sangue, dopo ogni vendemmia, si riparte ogni volta da zero, il vino è sempre una cosa nuova”.

Inizialmente Valentina ha mantenuto la tradizione della casa di vendere il vino in damigiane, ma da quest’anno ha iniziato ad imbottigliare 10 quintali, che sono subito finiti.

Ma ha anche iniziato a rinnovare la cantina, scegliendo contenitori di acciaio nuovi e in passi successivi è orientata nell’utilizzo di botti in vetrocemento, in modo da rinnovare il lavoro e dare una migliore qualità al prodotto.

Cronaca Eugubina n.221: https://www.yumpu.com/xx/document/read/65916663/cronaca-eugubina-n221

Isabella Ceccarelli