Massimo Presciutti: “L’aria di paese che si respirava negli anni ‘60 aveva Parigi come punto di riferimento”. Reunion in agosto a Camporeggiano con Marie Lazzara mandolino, Fabio Gaggioli chitarra e canto, Valentino Sebastiani fisarmonica.

Cronaca Eugubina n.218

La mia presenza qui oggi a Camporeggiano simboleggia che è importante ritornare e ritrovare le proprie radici. Io qui ho portato i 61 quaderni Moleskine da cui è nato ‘Microsolchi dell’Arte’, una sorta di diario di vita

CAMPOREGGIANO – Massimo Presciutti è tornato a Camporeggiano per trascorrere l’estate, e noi lo abbiamo incontrato al Bar La Sosta, il bar di famiglia, per una intervista improvvisata in cui tocchiamo tanti temi di attualità, partendo dal suo lavoro principale “Microsolchi dell’Arte”, un viaggio a cavallo tra il XV e XVI secolo attraverso l’opera di Giuliano Presciutti, ambientato in Umbria, Marche, Toscana.

Un libro con il quale ho voluto tenere insieme due realtà, Camporeggiano e Firenze. spiega Massimo PresciuttiLa prima rappresenta le mie origini, la seconda è la città dove sono diventato ‘uno dei più acuti disegnatori umoristici italiani’ come ha scritto di me Berlinghiero Buonarroti, Redattore di Cabalà, rivista di satira nazionale tra le più importanti, che nel 1977 mi dedicò la copertina quando ancora ero un ragazzo di belle speranze.

Mi ricordo che Zavattini curò la prefazione, e parlavano dei giovani di Cabalà anche intellettuali del calibro di Umberto Eco. Questa aria di paese aveva Parigi come punto di riferimento, e per molti aspetti era più all’avanguardia della città. Erano anni di grande libertà e vitalità artistica, anche per la satira in generale”.

Lei, quest’anno, non sarà solo a Camporeggiano. Verranno a trovarla artisti e musicisti di fama nazionale.

Si, esatto, sarà un’estate all’insegna degli amici storici e della buona musica. Mi raggiungeranno qui a Camporeggiano la violinista Jamie Marie Lazzara, che probabilmente suonerà il mandolino. Fabio Gaggioli, chitarra e canto. Valentino Sebastiani, fisarmonica.

Suoneremo semplicemente per il gusto di esserci ritrovati dopo questi mesi difficili di lontananza forzata, le mie canzoni e altri repertori classici. Ho sempre pensato che se sai ascoltare, sai anche fare, se scrivi bene è perché leggi tanto”.

Massimo Presciutti con la Signora titolare del bar di Camporeggiano

Qual è oggi il motore che ispira la sua produzione artistica e culturale?

L’arte riesce a socializzare una persona asociale. Picasso diceva che a 4 anni disegnava già come i greci, ‘ma ho messo una vita a imparare a disegnare un bambino’, che vuol dire che da sola la tecnica non basta. La cultura non è una cosa da esibire, è qualcosa che salva la vita.

La mia presenza qui oggi a Camporeggiano simboleggia che è importante ritornare e ritrovare le proprie radici. Viaggiare da adulto attraverso l’arte, nei posti dove sei stato da piccolo. Io qui ho portato i 61 quaderni Moleskine da cui è nato ‘Microsolchi dell’Arte’, una sorta di diario di vita”.

E’ un metodo di lavoro acquisito lungo tutta la vita, quello di cui ci parla Massimo Presciutti. La sua opera culturale è conservata alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e Firenze. “Io sono contento di non essere tanto conosciuto. – ci confida al termine della nostra chiacchierata con un pizzico di ironia – Perché questa cosa mi rende libero”.

Francesco CaparrucciFotografie Cronaca Eugubina