Il Dottore eugubino scrive: “Intanto la morte dei nostri cari, nonni, padri, madri, accadrà anche per causa nostra, delle nostre negligenze e dei conti fatti male. Se vogliamo avere un futuro, dovremo ubbidire al desiderio di non far male agli altri e di usare la nostra libertà per criticare i nostri comportamenti

GUBBIO – “I romantici furono gli ultimi specialisti del suicidio: Da allora lo si improvvisa… Per migliorarne la qualità avremmo bisogno di un nuovo male del secolo.

Ovviamente si tratta di un aforisma eccessivo di Emil Cioran, uno scrittore disperato che ha vissuto la sua disperazione di profugo, esiliato e scontento di una vita piatta e conformista quale quella in cui ha vissuto nel dopoguerra.

Il male del secolo sembra giunto, in punta dei piedi e, senza porvi molta attenzione, s’è insinuato nella quotidianità, ha sconvolto la nostra esistenza, non solo perché ha preteso un cambiamento delle abitudini e delle comodità, ma soprattutto perché non vogliamo privarcene.

Non riusciamo a fare a meno di quello che di superfluo ci necessita. Questo il punto: imprechiamo contro un Dio in cui non crediamo più, ci ribelliamo alla Natura (virus) continuando a pretendere una normalità che non potrà più ritornare come prima. Soffriamo la mancanza delle chiacchiere, ci manca l’aperitivo al bar, la ricerca dell’isolamento dal coniuge, non si sopporta più la convivenza forzata con “il chiasso” familiare. Ci mancano le piste da sci, le visite ai musei, le sagre paesane.

Non sopportiamo il martellante invito alla prudenza, all’igiene a cui non si presta attenzione come regola di vita; si tende a contestare le norme sanitarie (tutte) per un senso di frustrazione; arriviamo a considerare il vaccino più pericoloso del virus; mentre al fondo dei nostri pensieri è sempre presente un assillante senso di incertezza per il futuro.

Viviamo, insomma, in una bolla personalissima di indeterminatezza e ogni volta che si trasgrediscono le norme consigliate, è come se decidessimo di suicidarci. Appunto il suicidio è tornato di moda ogni volta che giriamo le spalle alla realtà che pretende invece nervi saldi, meno fatalismo e assenza di imbecillità.

Il suicidio sembra diventato il rimedio contro il virus, proprio quando si pensa che, probabilmente, a me non toccherà mai. Continuando ad essere più cocciuti della pandemia, crediamo che alla fine vinceremo.

Intanto la morte dei nostri cari, nonni, padri, madri, accadrà anche per causa nostra, delle nostre negligenze e dei conti fatti male. Se vogliamo avere un futuro, dovremo ubbidire al desiderio di non far male agli altri e di usare la nostra libertà per criticare i nostri comportamenti.

© Massimo Capacciola