Opera artistica “Natura-Artificio” di Toni Bellucci per il progetto “Natural Park-la natura ad opera d’arte”: dialogo tra creatività e natura al Parco naturale regionale Gola della Rossa e di Frasassi.
Toni Bellucci: “Il progetto nasce ancor prima del lockdown e grazie alla mia collaborazione con il Direttore artistico Andrea Baffoni con il quale ho avuto modo di lavorare in svariate occasioni, come nella mostra “Risonanze luminose” presso Villa Graziani di San Giustino

L’opera “Natura-Artificio” di Toni Bellucci

GUBBIO (F.C.) – La mostra è stata curata dal direttore artistico Andrea Baffoni e dall’ente promotore Unione Montana dell’Esimo Frasassi, con il contributo della Regione Marche, il patrocinio del comune di Sassoferrato e la collaborazione di Happennines e Aleste Tour.

Il progetto “Natural Park-la natura ad opera d’arte” vuole promuovere il territorio e l’idea dei viaggi a “ritmo lento”, dare la possibilità ai visitatori del Parco naturale regionale Gola della Rossa e di Frasassi di esplorare tali luoghi suggestivi accompagnati dall’arte in un connubio fra natura e creatività.

In questo modo l’area protetta più estesa delle Marche diviene un “Museo all’aperto” evidenziando ancor più ciò che di bello ci dona la natura.

L’artista eugubino Toni Bellucci è stato protagonista del progetto con la sua opera che sarà la prima ad essere collocata nel “Museo all’aperto”, la struttura è stata realizzata in loco in collaborazione con l’artista e fabbro artigiano Marco Cesandri insieme ai giovani artisti Caterina Silenzi, Giorgia Mascitti, Iacopo Pinelli, Nima Tayebian dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.

L’opera “Natura-Artificio” di Toni Bellucci vede mescolarsi ferro, pietra di Genga e della miniera di Cabernardi e cavo d’acciaio in un’unità artistica.

Toni Bellucci e Andrea Baffoni

Toni Bellucci, che cosa rappresenta l’opera “Natura-Artificio”?

All’interno della struttura rigida composta in ferro trovano sistemazione elementi minerali che, in questo caso, si accostano alle materie tipiche del territorio: nella parte bassa, la pietra sulfurea della cava di Cabernardi rievoca la natura sotterranea dell’essere e la discesa che ognuno compie nelle proprie ‘terre interiori’.

Nella parte alta della struttura, la pietra è infatti quella di Genga, allusiva alla crescita e al raggiungimento della conoscenza poiché minerale d’altura e storicamente usato per edificare le locali strutture abitative. L’opera resta ariosa, lasciando spazio per non deturpare l’impatto con la natura e inserendosi magistralmente nel contesto ambientale.

Il cavo d’acciaio che sorregge la pietra funge da sottile linea di confine: la precarietà cui ogni cosa della Terra è sottoposta, un monito alla responsabilizzazione stessa del cittadino, impegnato a mantenere intatto quel sottile equilibrio tra le nostre necessità e il bene più grande rappresentato dalla natura”.

Com’è nato il progetto?

Il progetto nasce ancor prima del lockdown e grazie alla mia collaborazione con il Direttore artistico Andrea Baffoni con il quale ho avuto modo di lavorare in svariate occasioni, come nella mostra “Risonanze luminose” presso Villa Graziani di San Giustino.

L’organizzazione stessa ha optato per la realizzazione dell’opera in loco, così grazie all’ospitalità ricevuta ho realizzato la struttura in collaborazione con gli altri artisti“.

Eliana Bucchi