Alla Sperelliana l’incontro su Maria Eda Panfili, Maria Letizia Cassata ed Eleonora Benveduti Turziani

La vicesindaco Rita Cecchetti: “Sono state tre donne che hanno avuto un grande coraggio. Eleonora Benveduti Turziani ha avuto coraggio da vendere nella liberazione, ma anche Edes Panfili e Maria Letizia Cassata. Hanno svolto un ruolo politico in un momento in cui il potere era nelle mani degli uomini
Cinque momenti musicali con con il Maestro Maurizio Ceccarelli al pianoforte, Sabrina Morena e Enrico Buttò alla voce, Giorgio Ricci alla chitarra. L’incontro è stato presentato da Giuliano Traversini 

La vicesindaco Rita Cecchetti

GUBBIO – Tre donne che hanno profondamente inciso nelle vita culturale e sociale della città di Gubbio, tre donne coraggiose, tre grandi interpreti del mondo femminile del secolo scorso: sono state Maria Eda Panfili, Maria Letizia Cassata ed Eleonora Benveduti Turziani.

A loro era dedicato l’incontro pubblico tenutosi sabato 9 marzo in Biblioteca Sperelliana, intitolato non a caso “Donne…Testimonianze nella storia di Gubbio” organizzato dall’associazione “Centro Sociale San Pietro“.

Per l’occasione tre importanti relatori, l’ingegnere Sanio Panfili che ha parlato di Maria Eda Panfili, il professore Ubaldo Corazzi che ha parlato di Maria Letizia Cassata, e la poetessa e scrittrice Rosanna Milano Migliarini che ha parlato di Eleonora Benveduti Turziani. 

L’incontro alla Sperelliana, presentato da Giuliano Traversini, è stato aperto dall’intervento del Presidente del “Centro Sociale San Pietro” Enrico Buttò, e ha previsto anche degli intervalli musicali con 5 brani dedicati dalle donne: “Dio come ti ama” di Domenico Modugno, “Quello che le donne non dicono” di Fiorella Mannoia.

Vola” di Ivano Fossati, “Via con me” di Paolo Conte e “Grazie perché” di Gianni Morandi e Barbara Cola, con il Maestro Maurizio Ceccarelli al pianoforte, Sabrina Morena e Enrico Buttò alla voce, Giorgio Ricci alla chitarra.

Al convegno ha partecipato anche la vicesindaco Rita Cecchetti: “Sono state tre donne che hanno avuto un grande coraggio. Eleonora Benveduti Turziani ha avuto coraggio da vendere nella liberazione, ma anche Edes Panfili e Maria Letizia Cassata. Hanno svolto un ruolo politico in un momento in cui il potere era nelle mani degli uomini. Ad esempio, i servizi sociali che abbiamo a Gubbio sono stati impostati da Maria Letizia Cassata“.

“Donne…Testimonianze nella storia di Gubbio”

I relatori 

Riportiamo di seguito un riassunto delle tre relazioni su Edes Panfili, Maria Letizia Cassata ed Eleonora Benveduti Turziani, scusandoci in anticipo per eventuali inesattezze nel riportare il virgolettato dei tre relatori.

Uno dei relatori del convegno, Sanio Panfili, ha parlato di Edes Panfili: “Sono state tre donne di significativa importanza nella vita sociale della città. Per tutti Edes, nasce in una famiglia di una volta, di origine operaia e socialista, lo zio prete le insegna il latino e le fa conoscere le campagne e il mondo operaio, è stata chierichetta fino alla morte dello zio prete.

E’ stata un’insegnante fino alla pensione, nel 1950 si è iscritta al PCI e qui ha militato fino al 1991. Aveva uno stretto rapporto con il territorio e le frazioni. Vedeva un partito aperto, aveva posizioni nette nei confronti dell’URSS dopo i fatti di Ungheria del 1956. Voleva raffrontarsi con le donne semplici. Condivise con Berlinguer la questione morale e il compromesso storico.

“Donne…Testimonianze nella storia di Gubbio”

Dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, disse che finalmente ci poteva essere un partito diverso. Vota e approva la svolta della Bolognina del ’91, ma con grande dubbio.

Ha fatto parte del Consiglio Comunale di Gubbio dal ’54 al ’93, tranne gli anni dei Commissariamenti. Creò il servizio scuolabus per il trasporto dei bambini a scuola, e pose il problema delle mense elementari e del servizio tempo pieno a scuola.

Quando fu assessore alla cultura, si impegnò per la riapertura del Teatro Comunale, che è stato poi riaperto e inaugurato nel 1984. Si impegnò anche a favore dell’astenotrofio Mosca, riuscì a trovare il modo di renderla una struttura pubblica, vedeva gli anziani come risorsa per trasmettere esperienze di vita. Rimarca un’identità di donna, la donna come elemento essenziale della società.

Non si formò una famiglia, aveva paura che avere una famiglia sarebbe stato per lei una distrazione dal lavoro e dalla famiglia stessa. Negli anni ’90 nella Cgil si impegna a favore delle donne e del loro rapporto con il lavoro. Vive gli ultimi anni della sua vita in famiglia con la nipote. Ha vissuto fino alla fine con entusiasmo nell’interesse generale. Ha portato le donne eugubine ad un elevato livello culturale“.

Maria Letizia Cassata

Ubaldo Corazzi ha parlato di Maria Letizia Cassata: “E’ venuta a Gubbio da Palermo nel ’53 dopo la laurea, e si è dedicata all’insegnamento e a molti aspetti della vita sociale. In un estratto della lettera tra Cassata e Silone nel ’67, dice che a Gubbio trova la dimensione della sua vita, le parole chiave sono coraggio, fede…

A Gubbio prima studia Cassola e Silone e insegna al Magistrale, poi studia la nascita dell’Istituto Tecnico, ed in seguito fa nascere il quinquennio Sperimentale, la sua è stata una rivoluzione didattica e di metodo. Allora la scuola era divisa tra fare e sapere, tra licei e scuole tecniche. 

Per Maria Letizia Cassata la missione dell’insegnamento richiede amore. Fu membro attivo dell’Unione donne cattoliche, venne anche eletta in consiglio comunale nella DC. Voleva una scuola nuova che potesse guardare al futuro.“.

Il Convegno alla Biblioteca Sperelliana

Rosanna Migliorini è intervenuta su Eleonora Benveduti Turziani: “Sempre tesa alla difesa dei valori della democrazia e della libertà. Nata a Roma ma di stirpe eugubina, trascorre infanzia e adolescenza a Gubbio, circondata da affetti familiari. Si diplomò al Magistrale, si sposò con Turziani e si trasferirono a Firenze.

Forte era anche il suo impegno politico, ebbe contatti con l’antifascista Aldo Capitini. Lotta clandestina con il Partito d’Azione con il grado di Capitano fino alla liberazione di Firenze, poi nel PCI e sindaco di Scandicci per dieci anni. Era una persona forte, di carattere, dolcissima, nel 1951 fu la prima sindaca d’Italia.

Per lei uomini e donne dovevano combattere insieme per la pace e la difesa della dignità della vita. Viaggiò tanto in Italia, nel 1965 venne espulsa dal partito per dissensi. Una persona dalla grande gentilezza e cordialità. Nel 1989 i Turziani si trasferirono a Gubbio, volle votare per il Consiglio Comunale dal letto dell’ospedale. E’ stata di grande esempio per tutti noi, per la sua semplicità, umiltà aristocratica, un pezzo di storia italiana“.

Di Francesco Caparrucci – Fotografie Cronaca Eugubina

domenica 10 marzo 2019 - 3:26|Articoli, Cultura e Spettacolo|