La storia della Festa di San Martino. Fabrizio Cece: “E’ nella semplicità che si conserva la tradizione”

La Festa dell’11 novembre è sempre stata una festa di popolo e piena di cose: mangiare, bere, ma anche gare podistiche, corse con i sacchi o giochi con le padelle. Interessante è la presenza della banda e di una filodrammatica femminile

GUBBIO – Si avvicina l’11 novembre Festa di San Martino e Albero della Cuccagna. Per l’occasione la nostra Redazione, con il consenso di Fabrizio Cece, ripropone ai lettori di questo sito i passi salienti dell’intervento lezione tenuto dal professore nel novembre del 2016 presso i locali della Parrocchia di San Martino, pochi giorni prima della Festa.

Il Professor Fabrizio Cece curò l’indagine storiografica sulle radici della Festa di San Martino, con la consueta tenacia e dovizia di particolari. Di seguito un estratto del suo intervento.

Fabrizio Cece

L’intervento lezione di Fabrizio Cece 

Questa ricerca tratta della Festa di San Martino a Gubbio dalla prima metà del Novecento fino agli anni Novanta, e si basa sul materiale documentale raccolto presso gli Archivi (di Stato e Diocesano) e la Biblioteca Sperelliana.

Naturalmente ancora molti aspetti risultano poco chiari e meritevoli di ulteriori approfondimenti. Colgo quindi l’occasione per provocare tutti i presenti a raccogliere quanti più documenti possibili affinché si possa pensare di creare un centro di catalogazione della Festa di San Martino, poiché quello che per noi oggi è attualità, per le future generazioni è storia, e come tale essi potranno studiarla per alimentare ancora di più questa tradizione“.

Lo studio si compone di due aspetti : il primo è l’excursus storico della festa in generale; il secondo si sofferma sul particolare della “cuccagna“, poiché, contrariamente a quanto si possa pensare, le due cose non sono state sempre così collegate come oggi.

Cuccagna 2016

Infatti il professor Cece ha mostrato come la forma di divertimento rappresentata dell’Albero della Cuccagna sia davvero molto antica, derivante dai culti arborei molto diffusi in Europa fin dall’antichità.

A partire dal V° secolo a.c. l’uomo ha associato alla cuccagna l’idea di una grande agiatezza e della vita senza pensieri (cosiddetto Paese del Bengodi).

I primi riferimenti storici parlano di un suo utilizzo a Gubbio fin dal 1761, anno del VI° centenario della morte di Sant’Ubaldo (per la quale furono posti in cima all’Albero anche animali vivi che vennero letteralmente presi d’assalto dalla popolazione), e poi nel 1860 (anno dell’annessione delle Marche, di cui Gubbio allora faceva parte, al futuro Regno d’Italia).

Soltanto negli ultimi decenni della festa la “Cuccagna” ha assunto un ruolo centrale, fino ad identificarsi con la Festa stessa negli anni Novanta.

La Cuccagna 2016 a San Martino

Riguardo invece alla storia generale della Festa, Fabrizio Cece ha sottolineato: “la ricorrenza della sepoltura di San Martino (11 novembre) ha sempre rappresentato un momento molto particolare dell’anno perché in questo periodo rallentava l’attività agricola dopo la vendemmia e si poteva, finalmente, assaggiare il vino novo, per cui già la collocazione temporale induceva ad una allegrezza maggiore.

Le radici profonde di tale manifestazione sono ancora incerte, ma quello che sappiamo è che, non solo fin dal 1883 esisteva un’associazione rionale di San Martino, ma che il primo documento ufficiale che parla esplicitamente dei festeggiamenti risale al 1898. Il fatto che si festeggiasse anche prima di questa data lo si desume dal fatto che nell’articolo di giornale in questione (l’Eugubino del 20 novembre) si legge che tutto si deve svolgere secondo tradizione.

La caratteristica più importante della festa in quell’epoca e per molti anni ancora non era la cuccagna, ma la botte del vino che veniva messa in mezzo alla piazza e forata la mattina così che potesse sgorgare vino per tutto il giorno. La serata si chiudeva con le cosiddette ‘capelucce’, cioè con la visita dei sanmartinari alle cantine dove appunto si poteva mangiare e gustare il vino novello“.

La Cuccagna a San Martino 2016

Il 1869 sancisce una svolta importante e per certi aspetti negativa nella storia della Festa di San Martino. “L’11 novembre di quell’anno infattisottolinea Cecenasceva a Napoli Vittorio Emanuele Terzo e quindi da quell’anno non si festeggia più San Martino ma, in tutta Italia, il compleanno del Re.

Tutto ciò ha determinato una prosecuzione a singhiozzo dei festeggiamenti in onore del Santo (dipendeva infatti dalle pubbliche autorità se permetterli o meno). Il Regio Decreto del 6 agosto 1926 in materia di pubbliche manifestazioni, sanciva infatti che il potere di far svolgere o meno una manifestazione pubblica spettava esclusivamente al Prefetto.

Comunque i festeggiamenti dovevano avvenire in un clima di assoluta sobrietà, per onorare la nascita di Sua Maestà. A tutto ciò si aggiunsero numerose lamentele di cittadini eugubini che si rivolsero a prefetti e sindaci al fine di ridimensionare tale allegrezza, definendo addirittura in alcune circostanze gli organizzatori delle feste come fanatici. Questa condizione è perdurata fino al 1945 quando, con la fine del secondo conflitto mondiale , si riprese a festeggiare come prima del 1926“.

Foto Piazza Giordano Bruno

Piazza Giordano Bruno gremita di eugubini

La Festa dell’11 novembre è sempre stata quindi una festa di popolo e piena di cose: mangiare, bere, ma anche gare podistiche, corse con i sacchi o giochi con le padelle.

Interessante è la presenza della banda e di una filodrammatica femminile. Questo dimostra come, anche in un contesto economico molto peggiore di quello attuale vi fosse una pluralità di attività che forse oggi non si trova più.

E’ nella semplicità che si conserva la tradizione“, ha affermato il professor Fabrizio Cece.

Tra i tanti aneddoti raccontati dal Professore, uno ha colto particolarmente la nostra attenzione perché rappresenta la tipica simpatia e semplicità sanmartinara. E’ il 1969, gli americani erano appena atterrati sulla Luna. Ma se c’erano atterrati loro, i sanmartinari potevano essere da meno? Assolutamente no!

Infatti, in occasione di quella edizione della festa fu costruito un razzo, il quale però, complice il maltempo che imperversava sulla piazza quella sera, non riuscì a decollare ed entrò nella farmacia del malcapitato Sor Peppe Ceccarelli.

Testo e fotografie di repertorio Cronaca Eugubina

venerdì 9 novembre 2018 - 5:22|Articoli, Cultura e Spettacolo|