Nino Galloni: “Ma bisogna lavorare su un progetto produttivo avendo bene valutato che il territorio locale, come ad esempio quello di Gubbio, abbia dei vantaggi del tipo descritto dall’introduzione di questo tipo di moneta, perché può darsi pure che i problemi siano soprattutto di altra natura, e quindi occorra una moneta più comunale e legata al reddito invece che allo spiazzamento del prodotto della globalizzazione

GUBBIO – L’economista Nino Galloni, già Direttore del Ministero del Lavoro e Vice Presidente del Movimento Roosevelt, ha concesso un’intervista a Cronaca Eugubina nella quale espone la teoria economica della moneta complementare come sostegno all’economia in generale ed alle piccole e medie imprese in particolare.

Nel Comune di Gubbio fin dagli antichi Umbri (II millennio a.C.) si batteva moneta e fino agli inizi del 1800 fu attiva anche una zecca, Lei, dott. Galloni, da tempo va sostenendo e promuovendo la possibilità di introdurre monete locali da far coesistere con l’Euro. Un tema, quello della moneta complementare, oggi molto attuale e che si sta facendo strada. Può illustrare ai nostri lettori la sua proposta?

“Ho cominciato ad occuparmi di moneta complementare riflettendo sui danni connessi con la globalizzazione. Premesso che di monete complementari o parallele ce ne possono essere di tantissimi tipi, adesso vediamo quella che può dare un supporto alle imprese locali in termini di spiazzamento dei prodotti della globalizzazione. Noi oggi, per tutta una serie di scelte sbagliate in politica economica, ci troviamo con pochi denari nelle tasche, per cui quando andiamo a fare la spesa siamo tentati soprattutto dall’aspetto risparmio.

La competitività internazionale avviene sul costo, quindi o le nostre imprese riducono i costi, e segnatamente quello del lavoro, per sostenere la concorrenza internazionale, oppure si trovano spiazzate dal punto di vista del prezzo.

Ovviamente più riduciamo i redditi a livello interno, più penalizziamo l’economia interna e più ci accartocciamo in una situazione senza uscita. Il tutto è aggravato, soprattutto in Italia, dal fatto che noi invece avremmo buoni prodotti di ottima qualità che però poi si trovano o ad occupare delle nicchie, o ad essere avviati verso ambiti di esportazione molto specialistici oppure risentono delle problematiche appena dette.

Una moneta locale fa sì che il consumatore si trovi in tasca due monete, quella interazionale con cui deve pagare la benzina, i biglietti ferroviari e quant’altro, e quella locale che invece può utilizzare esclusivamente per comprare i prodotti locali. È chiaro che questi prodotti però devono essere, se vogliamo utilizzarla come moneta alternativa, tutti integrati nella filiera.

L’esempio classico riguarda i prodotti alimentari, è necessario che abbiamo i cereali locali per fare il pane locale con concimi, fertilizzanti, etc. tutti naturali e locali, allora abbiamo un prodotto che in euro sarebbe troppo caro per non essere di nicchia, ma in moneta locale viene comprato e spiazza il pane della globalizzazione”.

Ritiene che sia applicabile e realizzabile una moneta complementare in realtà locali come il Comune di Gubbio?

“Rimanendo sulla tipologia di moneta appena descritta, bisogna prima di tutto capire che quando parliamo di Gubbio, dobbiamo parlare di tutto il territorio comunale, compresa la parte rurale e quant’altro. Come dimensione dobbiamo vedere il fatto che ci sia un numero sufficiente di produttori, i quali possono anche venire riattivati perché magari hanno chiuso i battenti per via della globalizzazione.

Grazie a questa moneta locale in genere, più è composita l’organizzazione di piccole imprese, artigiani, agricoltori, servizi e via dicendo, meglio riesce il progetto. Ma bisogna lavorare su un progetto produttivo avendo bene valutato che il territorio locale, come ad esempio quello di Gubbio, abbia dei vantaggi del tipo descritto dall’introduzione di questo tipo di moneta, perché può darsi pure che i problemi siano soprattutto di altra natura, e quindi occorra una moneta più comunale e legata al reddito invece che allo spiazzamento del prodotto della globalizzazione”.

 Ci sono esempi di monete complementari in Italia?

“Si, ci sono tantissimi esempi di varie tipologie di monete complementari, da quelle con riserva matematica come il sardex ed il bitcoin, quest’ultima è la capostipite di questo tipo di moneta che naturalmente è diversa dalla moneta di cui abbiamo parlato finora. Quello con demurrage, che vuol dire che la moneta perde di valore nel tempo perché deve servire solo per gli scambi, come il Regio in Germania ed un’altra in Svizzera. Poi abbiamo il Bistrol Pound che è più vicino a quello di cui abbiamo parlato.

Il problema della moneta complementare in Italia è che, mentre all’estero, la pubblica amministrazione ed addirittura le banche centrali seguono queste esperienze come un fatto positivo che aiutano le persone, le imprese, il commercio, etc in Italia c’è un terrore da parte dei comuni e della pubblica amministrazione in generale.

Io personalmente ho fatto varie riunioni, vicino a Roma, in Calabria in Sicilia ed in tutta Italia, stiamo cominciando faticosamente ad avviare un certo percorso, ma dobbiamo vincere un po’ di resistenza della pubblica amministrazione. Però ripeto anche un consorzio di privati può emettere una moneta locale”.

Di Daniele Cavaleiro